
Il progetto ampliamento, le cui procedure sono state seguite anche da Mediobanca per il piano finanziario, ha obiettivi ambiziosi: portare entro il 2014 la movimentazione di container da 250mila a 500mila all’anno. «Nei prossimi trent’anni — afferma Degennaro — l’economia mondiale punterà decisamente sulla filiera della logistica e la nostra area dovrà recitare un ruolo da leader. Si prevede che il 20% del Pil mondiale sarà generato dai traffici nel Mediterraneo. Bari, quindi, si candida alla gestione dell’intero ciclo dei trasporti integrati e della retroportualità ». L’espansione dell’Interporto di Bari prevede l’utilizzazione delle aree dello scalo Ferruccio (275mila metri quadrati) quadrati, di cui 90mila coperti e 5mila di centro direzionale, che al termine della ristrutturazione passerà a 1,2 milioni di metri quadrati. Cinquanta sono le aziende di spedizione che operano nella struttura e trenta quelle in lista d’attesa per acquistare i prossimi spazi. Secondo i dati forniti dalla società, l’indotto dei trasporti garantisce occupazione per 2mila dipendenti. L’espansione, in dettaglio, prevede l’utilizzazione delle aree dello scalo Ferruccio (275mila metri quadrati) con la realizzazione di edifici per la logistica e di dieci fasci di linea ferroviaria per la presa in consegna dei treni merci. Cinque saranno i capannoni gomma-gomma (adibiti ai tir) a cui si aggiungerà un magazzino ferro-gomma. Infine, saranno realizzati altri 15mila metri quadrati di piazzale intermodale.
«Contiamo di attivare i cantieri entro la prima metà del 2010 — prosegue Degennaro — in modo da concludere l’investimento nel 2014. Ma le operazioni di miglioramento dei servizi e degli impianti sono sempre in evoluzione. Nella struttura sta aprendo un ufficio doganale con due scanner per lo sdoganamento delle merci. Inoltre, stiamo organizzando i piazzali per consentire ai Tir di sostare e trascorrere la notte in tutta sicurezza. Questa è un’organizzazione del lavoro che permette alle società di risparmiare sensibilmente i costi di trasporto e di stoccaggio: chi si avvale dei nostri servizi risparmia mediamente il 25 per cento dell’intera somma». Per le opere infrastrutturali da realizzare — collegamento stradale con la 16 e linea ferroviaria — l’Interporto agirà da stazione appaltante per poi cedere le opere alle istituzioni. L’ambizione della società è di servire la clientela a 360 gradi e di costituire una sorta di «dogana» verso tutte le merci che giungono in provincia. «Il prossimo passaggio — conclude l’imprenditore — sarà quello di creare l’Interporto city. Si tratta di una piattaforma dell’ultimo miglio, quella che effettua lo stoccaggio e porta le merci nelle aziende. A tal fine abbiamo dato mandato a una società di marketing di effettuare un sondaggio tra 500 ditte selezionate per verificare quali sono le loro esigenze. Il progetto è in stato di definizione poi sarà portato in approvazione alla Regione e al ministero delle Infrastrutture. L’impegno economico? Si parte da 120 milioni».
Vito Fatiguso