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01/12/2009
L'INTERPORTO DI PUGLIA RADDOPPIA PREVISTI INVESTIMENTI PER 250 MILIONI
[Fonte immagine: http://www.interportopuglia.it]
I fondi arriveranno a metà tra la Po-Fesr e la Degennaro Nella società entra anche Rete ferroviaria italiana Cargo
Bari.  Centottanta milioni d’investi­mento per raddoppiare la capacità di stoccaggio dell’Interporto di Bari e set­tantaquattro per il miglioramento delle opere infrastrutturali funzionali al me­ga- impianto: raccordo per l’arteria stata­le (quaranta milioni) e collegamento al­lo scalo ferroviario (trantaquattro). L’in­tervento, che trasformerà l’area della zo­na industriale di Bari-Modugno nello scalo principale delle merci sull’asse adriatica, è stato autorizzato dalla Regio­ne Puglia che, a metà ottobre, ha invia­to parere favorevole e copia della docu­mentazione a Bruxelles. L’ampliamento sarà finanziato — per un il 50 o il 60% (la percentuale definiti­va sarà fissata dall’Ue) — attingendo ai fondi Po-Fesr 2007-13, mentre la restan­te parte sarà garantita dalla società Inter­porto regionale della Puglia dell’impren­ditore Emanuele Degennaro. Realtà pri­vata che, a questo punto, fa gola. Tanto che presto avrà un socio «doc»: Rete fer­roviaria italiana (Rfi) Cargo.

 

Il progetto ampliamento, le cui procedure sono sta­te seguite anche da Mediobanca per il piano finanziario, ha obiettivi ambizio­si: portare entro il 2014 la movimenta­zione di container da 250mila a 500mila all’anno. «Nei prossimi trent’anni — af­ferma Degennaro — l’economia mon­diale punterà decisamente sulla filiera della logistica e la nostra area dovrà reci­tare un ruolo da leader. Si prevede che il 20% del Pil mondiale sarà generato dai traffici nel Mediterraneo. Bari, quindi, si candida alla gestione dell’intero ciclo dei trasporti integrati e della retropor­tualità ». L’espansione dell’Interporto di Bari prevede l’utilizzazione delle aree dello scalo Ferruccio (275mila metri quadrati) quadrati, di cui 90mila coperti e 5mila di centro direzionale, che al termine del­la ristrutturazione passerà a 1,2 milioni di metri quadrati. Cinquanta sono le aziende di spedizione che operano nella struttura e trenta quelle in lista d’attesa per acquistare i prossimi spazi. Secondo i dati forniti dalla società, l’indotto dei trasporti garantisce occupazione per 2mila dipendenti. L’espansione, in dettaglio, prevede l’utilizzazione delle aree dello scalo Fer­ruccio (275mila metri quadrati) con la realizzazione di edifici per la logistica e di dieci fasci di linea ferroviaria per la presa in consegna dei treni merci. Cin­que saranno i capannoni gomma-gom­ma (adibiti ai tir) a cui si aggiungerà un magazzino ferro-gomma. Infine, saran­no realizzati altri 15mila metri quadrati di piazzale intermodale.

«Contiamo di attivare i cantieri entro la prima metà del 2010 — prosegue De­gennaro — in modo da concludere l’in­vestimento nel 2014. Ma le operazioni di miglioramento dei servizi e degli im­pianti sono sempre in evoluzione. Nella struttura sta aprendo un ufficio dogana­le con due scanner per lo sdoganamen­to delle merci. Inoltre, stiamo organiz­zando i piazzali per consentire ai Tir di sostare e trascorrere la notte in tutta si­curezza. Questa è un’organizzazione del lavoro che permette alle società di ri­sparmiare sensibilmente i costi di tra­sporto e di stoccaggio: chi si avvale dei nostri servizi risparmia mediamente il 25 per cento dell’intera somma». Per le opere infrastrutturali da realizzare — collegamento stradale con la 16 e linea ferroviaria — l’Interporto agirà da sta­zione appaltante per poi cedere le opere alle istituzioni. L’ambizione della società è di servire la clientela a 360 gradi e di costituire una sorta di «dogana» verso tutte le merci che giungono in provincia. «Il prossimo passaggio — conclude l’im­prenditore — sarà quello di creare l’In­terporto city. Si tratta di una piattafor­ma dell’ultimo miglio, quella che effet­tua lo stoccaggio e porta le merci nelle aziende. A tal fine abbiamo dato manda­to a una società di marketing di effettua­re un sondaggio tra 500 ditte seleziona­te per verificare quali sono le loro esi­genze. Il progetto è in stato di definizio­ne poi sarà portato in approvazione alla Regione e al ministero delle Infrastruttu­re. L’impegno economico? Si parte da 120 milioni».
Vito Fatiguso



[Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it]
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