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11/04/2009
SOS PER IL PORTO DI TARANTO
[Fonte immagine: www.lagazzettadelmezzogiorno.IT]
Le parole cassa integrazione non le pronuncia. Ma forti sono i timori di Giancarlo
Russo, vicepresidente nazionale di Assologistica e vicepresidente di Confindustria
Taranto, che il vento giri a sfavore nella rada del porto di Taranto. «Da
vicepresidente di Taranto container terminal ho la responsabilità di 800 posti di
lavoro, quindi, di 800 famiglie. Non posso nascondere che il 2009 rischia di
chiudersi negativamente. Le ragioni? La situazione economica non è rosea. Le
aziende non possono sopportare all?infinito solo costi. Da manager del Sud dico
che è un peccato veder sfiorire così il porto».
Parole amare, di più: parole senza precedenti che innescano forti timori. Anche i
lavoratori Evergreen potrebbero trovarsi arruolati nei battaglioni di cassintegrati
prodotti dalla crisi? La crisi doppia perché il panorama industriale tarantino era
già disastrato. «La crisi attanaglia tutti i porti - spiega Russo - e intercettare
nuovi vettori appare sempre più difficile. Taranto risente della difficile
congiuntura internazionale, ma resiste. La domanda è: fino a quando? Questo
interrogativo devono porselo tutti».
Anche la politica? La politica che continua a parlare del porto come della grande
opportunità per uscire dalla monocultura siderurgica, avviando una nuova fase di
sviluppo? La politica che guarda alla «terza Taranto», la Taranto del porto, dopo
quelle targate Arsenale e Ilva? «E? un interrogativo che dovrebbe scuotere il
mondo delle imprese - aggiunge Russo - ma anche i sindacati e, certamente, la
politica. Imprese e sindacati riflettono già, per esempio, sul problema delle
infrastrutture al porto. La politica, le istituzioni, dovrebbero prestare la massima
attenzione a quanto diciamo. Quello di Taranto potrebbe essere un porto eccellente.
Potrebbe. Così rischia di rimaner fuori non solo dai circuiti internazionali, ma
soprattutto dalla ripresa».
«Perché per la ripresa economica bisogna essere già pronti - aggiunge Russo - e
quindi occorrono la piastra logistica piuttosto che i dragaggi; la rilocalizzazione
del terminal rinfuse piuttosto che altre infrastrutture vitali per il decollo dello
scalo. L?acqua potabile non c?è ancora. Difficile parlare di ripresa così. La
crisi la sentiamo in tutta la sua gravità». Evergreen, Hutchinson, la speranza del
porto hub, del traffico container come fonte di ricchezza, di progresso economico.
«Taranto container terminal - spiega il vicepresidente di Confindustria - consolida
il progetto della banchina perché nel porto ionico ci crede ancora, ma agli
azionisti bisogna dire che la scelta di Taranto è ancora conveniente. Sarà
difficile se il trend negativo si consolida nei prossimi mesi». Il pericolo si
nasconde nelle carenze infrastrutturali divenute ormai «storiche».
Un problema, anzi il problema, che ogni giorno si arricchisce di variabili,
incognite, ma non offre mai soluzioni. I terminalisti, Evergreen, Hutchinson,
potrebbero non aspettare all?infinito e nel registrare l?assenza di sbocchi -
tra nuovi terminalisti e aumento del traffico - potrebbero adottare misure
anti-crisi difficili da digerire in una città alle prese con i mal di pancia della
recessione. Dei milioni e milioni di euro sui dragaggi che sembravano lì lì per
cadere come manna dal cielo sul nostro porto si è persa traccia e quei pochi in
mano alla Regione sono fermi ai nastri di partenza in attesa di un cenno dai
ministeri delle Infrastrutture e dell?Ambiente. Le voci di un trasferimento a
Civitavecchia dell?investimento sulla piastra logistica di Gavio si rincorrono. Ci
sono compagnie come la Neptunia in gravi difficoltà occupazionali e che in questo
momento vedono a rischio la propria sopravvivenza.
«E? possibile - si chiede Russo - che il porto abbia avuto tre commissari negli
ultimi tre anni? Tutti parlano di sviluppo: centro, destra, sinistra, ma le parole
restano sui giornali». Nel finale una stoccata. «Dati alla mano, se nel 2005 non
ci fossero stati i dragaggi di 80mila metri cubi di banchina (che hanno poi
scatenato la bufera giudiziaria nella quale è stato coinvolto lo stesso Russo, ndr)
non sarebbe stato possibile evitare la cassa integrazione di circa 300 persone. Val
la pena riflettere».
di FULVIO COLUCCI
[Fonte: www.lagazzettadelmezzogiorno.it]